1° GIORNATA DELLA MEMORIA DELLA “QUESTIONE MERIDIONALE”

Di tempo cronologico, dai tempi di Carlo Levi ne è passato e la densità e la straordinarietà degli eventi occorsi lo trapassa ancor più, ma l’esistenza e  persistenza delle due “ITALIE” appare nella sostanza immutata e si incrementa ancor più questa distanza oggi, acuita da una drammatica crisi continentale.

Chissà quando si capirà, che non è concepibile un grande e prospero Stato in una nazione divisa a metà sul piano economico nel senso della ricchezza prodotta e distribuita e sul piano della prospettive sociali concrete, in termini di occupazione e qualità dell’esistenza. Qualità ambientale, sociale, culturale e infine di classe dirigente intesa nel senso lato del termine.

Aggiungiamo la nostra voce oggi, nell’ambito del nostro Concorso dedicato a C.Levi per sollecitare una riflessione  sui caratteri della “Questione Meridionale” scomparsa totalmente dall’agenda delle azioni concrete di politica complessiva.

Sono esattamente vent’anni che la questione meridionale è fuoriuscita dall’ambito di questione nazionale, segnando una sorta di abdicazione e censura dei decisori verso tale storica e irrisolta problematica.

Il lavoro di ricostruzione storica di Pino Aprile serve in primis a conoscere la realtà degli accadimenti e i ruoli assunti nelle varie fasi della storia del Mezzogiorno, ma anche ad indurci ad avere, mutuando una bella locuzione di Gherardo Colombo “Il vizio della memoria”.

La questione meridionale del terzo millennio, collocata dentro la più vasta crisi economica continentale, presenta aspetti anche positivi, che vanno dalla ricchezza di giovani, alle risorse ambientali, artistiche, dei beni culturali e quindi in grado di attivare quello sviluppo autopropulsivo fondato sulla necessità di modificazione del modello energetico, sostituito ragionevolmente e gradualmente con quello delle fonti rinnovabili dell’agricoltura di qualità, delle reti logistiche nei trasporti e infine, nella ricerca in settori di avanguardia, declinando un nuovo modello relazionale tra università, scuola, centri di ricerca, impresa e amministrazione pubblica.

Impresa ardua nel nuovo contesto geopolitico, ma possibile se crediamo nelle nostre capacità e ottimizzando quello straordinario patrimonio di risorse locali che costituiscono di per se già un valore aggiunto e un vantaggio competitivo.

La Presidente Rosaria Gaeta

 

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